LA FUNZIONE DELLA MUSICA NELLA SOCIETA' TECNICAMENTE PROGREDITA - EURO 13,OO
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A TEATRO COL BELLI
EURO 18,00
Il sublime riudicolo del melodramma nei sonetti romaneschi
edito da : Fratelli Paolombi Editori
edizione del 1996
disponibilita' immediata
IL NOSTRO TEATRO
EURO 12,00
Edito da:Bulzoni Editore
edizione del 2009
Figlio dell'agiato uomo d'affari Ivan Pitoev e di Nadežda Gerasimovna, nasce a Tiflis il 4 settembre 1884. Dalla famiglia riceve un forte stimolo all'arte, soprattutto nel momento in cui il padre diventa direttore del teatro di Tiflis. Nel 1898 visita con i genitori Svizzera e Francia. Nel 1902 si trasferisce a Mosca, dove studia ingegneria e frequenta con assiduità il Teatro d'Arte.
Tra il 1905 e il 1908 si trasferisce con i genitori a Parigi, dove studia diritto e pensa di diventare avvocato. Organizza letture poetiche e rappresentazioni teatrali per il cenacolo russo fondato dal padre a Montparnasse. La sua vita cambia grazie all'incontro con Vera Komissarževskaja che, di passaggio nella capitale francese al rientro dalla sua tournée in America, lo convince a dedicarsi al teatro.
Tornato in Russia, segue da vicino l'attività del Teatro Drammatico ed entra in contatto con Fëdor Komissarževskij e Nikolaj Evreinov: di quest'ultimo studia soprattutto il lavoro per l'allestimento della Salomè di Oscar Wilde, che decide di portare in scena in Occidente a partire dal 1921 interpretando Erode Antipa.
Partecipa all'attività teatrale dei "Peredvižniki" e nel 1911, grazie all'incontro con Émile Jaques-Dalcroze, comincia a studiare la ritmica dell'attore. Nel 1912 fonda a Pietroburgo la compagnia "Naš Teatr", che dirige dal febbraio al novembre 1913: il repertorio comprende Shakespeare, Molière, Ostrovskij, Goldoni, Ibsen, Hamsun, Hauptmann.
Nella primavera 1914, dopo la morte della madre, decide di tornare con il padre a Parigi: qui si interessa al lavoro di Jacques Copeau e incontra Ljudmila Jakovlevna Smanova (affettuosamente detta Mila), che sposa il 14 luglio 1915. Da questa unione nascono 7 figli: Nadja (1916), Svetlana (1917), Sacha (attore, 1920-1989), Ljudmila (1921), Varvara (1922), Georgij (1926), Anjuta (1928).
CINQUANT'ANNI DI PALCOSCENICO
EURO 16,00
Prefazione di Benedetto Croce
edito da: Pagano
edizione del 2002
Nasce in famiglia della media borghesia, il 13 marzo 1854 a Napoli e ivi muore il 29 novembre 1925. Il padre, ufficiale degli affari ecclesiastici, lo avvicina sin da ragazzo al teatro.Lascia gli studi a 14 anni , dopo la morte del padre. Esordisce a 15 anni come generico e dopo due anni ottiene un grande successo con la farsa di Enrico Parisi :” Feliciello mariuolo de na pizza” interpretando il personaggio di Felice Sciosciammocca,, importante maschera del teatro napoletano del tempo.
Lavora al teatro S. Carlino (Piazza Municipio) con Antonio Petito, celebre Pulcinella e autore teatrale.Nel 1876 sposa Rosa De Filippo. Nel 1878, dopo qualche anno dalla morte di A. Petito, Scarpetta ritorna al S. Carlino con una commedia che ottiene successo: “ Don Felice, maestro di calligrafia”.
Dopo una turneè in Italia settentrionale, raccoglie guadagni che gli consentono di rinnovare il S. Carlino.
Nel 1881, con “ ‘O Scarfalietto” comincia il grande vero successo di Scarpetta: questa commedia inizia un nuovo corso nella drammaturgia del teatro napoletano caratterizzandolo con una nuova comicità di derivazione francese ma di ambientazione fisica e psicologica del tutto napoletana.
In effetti Scarpetta si ispira alle trame di pochade e vaudeville di collaudati autori francesi, ma non li imita, li manipola con grande originalità adattandoli al gusto e alla mentalità napoletana.
Dopo la chiusura e demolizione del teatro San Carlino, Scarpetta continua la sua attività teatrale al Teatro dei Fiorentini dove, nel 1888 mette in scena il suo capolavoro originale, non derivato da preesistenti commedie: “ Miseria e nobiltà” seguito da altro grande successo: “ Na Santarella”(1889 –da “ Mam‘zelle Nitouche” di Meilhac e Millaud).
Aveva già un palazzo in Via Vittoria Colonna( architetto Vincenzo Salvietti che aveva edificato il Teatro Bellini) e veniva chiamato Don Eduardo( gran signore).quando,costruisce, con i guadagni della commedia: “ Na Santarella”, una splendida dimora nelle vicinanze della “ Villa Floridiana” sulla cui facciata fa scrivere: “ Qui rido io”.
Dopo l’ apertura ,a Napoli, del Salone Margherita nel 1890, alla Galleria Umberto I, che segna la nascita del “ varietà “e del “cafè chantant”, inizia il declino di Scarpetta.
Al teatro Sannazzaro(Via Chiaia) il 10-10-1910, recitò la sua ultima opera: “ Il medico dei pazzi” giudicato, da alcuni, il suo capolavoro( le commedie geniali di Scarpetta sono:”Miseria e Nobiltà” e “ Il medico dei pazzi”)
Subito dopo si ritira dalle scene.
Aveva anche vinto la causa per plagio e contraffazione di una commedia di G. D’ Annunzio. Infatti aveva scritto una parodia sulla “ Figlia di Iorio “ :suoi accusatori erano stati Salvatore Di Giacomo e Roberto Bracco, suo grande difensore “ Don Benedetto”(Benedetto Croce).
Scarpetta da al teatro tre figli : Titina, Peppino ed Eduardo De Filippo(figli di Luisa De Filippo)
oltre ai tre avuti da Rosa De Filippo:Domenico, Vincenzo e Maria Scarpetta, autrice di testi(pseudonimo:Mascaria).
Le migliori commedie di Scarpetta sono:
1881- “ Lo Scarfalietto”
1881- “ Tre pecore viziose”
1885- “ Li Nepute de lu sinneco”
1888- “ Miseria e nobiltà”
1889-“ ‘Na Santarella”
IL TEATRO DI VISCONTI
EURO 15,00
SCRITTI DI GERARDO GUERRIERI
A CURA DI STEFANO GERACI
edito da : OFFICINA EDIZIONI
EDIZIONE D 2006
DISPONIBILITA' IMMEDIATA
In occasione del centenario della nascita di Luchino Visconti, il 2 novembre 2006, Officina Edizioni pubblica:
"Il Teatro di Visconti. Scritti di Gerardo Guerrieri",
a cura di Stefano Geraci.
La fama del teatro di Visconti, confinata tra il cinema e il teatro d'opera, è ancora oggi legata a resoconti leggendari o aneddoti ripetuti. Il volume raccoglie per la prima volta i saggi, le lettere e le note di lavoro inedite dedicati a Visconti da Gerardo Guerrieri, l'uomo di teatro che più di altri ha contribuito, come collaboratore, amico e osservatore dei suoi spettacoli, a delinearne i caratteri originali.
“Questo volume raccoglie le pagine più significative dedicate da Gerardo Guerrieri al teatro di Luchino Visconti.
Oltre i saggi e gli articoli, abbiamo selezionato appunti, note di lavoro e lettere degli anni cinquanta. L’eterogeneità, la collocazione cronologica e la ricchezza di questi materiali corrispondono al complesso nodo di rapporti che hanno legato Guerrieri a Visconti.
La loro collaborazione, iniziata alla metà degli anni quaranta, aveva molti aspetti allora inediti. Consigliere per il repertorio e regista in seconda della compagnia di Visconti, Guerrieri si assunse la responsabilità di arricchire, motivare e difendere le scelte teatrali attraverso le versioni dei testi, i libretti di sala e la stesura delle dichiarazioni pubbliche del regista. (…)
(…) Guerrieri, nemmeno nei primi anni di collaborazione, fu veramente un viscontiano. Scelse di lavorargli accanto riconoscendo un’inaspettata maestria e la disponibilità ad un amicizia. Una scelta difficile negli anni in cui i nuovi teatri del dopoguerra emergevano attraverso il profilo di quella che è stata chiamata «la generazione dei registi».(…)
(…) Alla fine degli anni settanta, dopo la morte di Visconti e di Rina Morelli, pensò che l’unica forma adatta fosse un «diario segreto», o una biografia scritta in collaborazione. Ne aveva anche trovato un titolo provvisorio Visconti outsider. Non ne fece nulla, e alcuni di quegli appunti gli tornarono utili quando fu chiamato a scrivere degli esordi del regista.
Le pagine che pubblicamente gli dedicò dunque non sono molte, anche se essenziali per entrare nel mondo del lavoro del regista. La presenza invece di Visconti negli appunti personali è disseminata all’interno di riflessioni e occasioni diverse. Molte volte non è possibile estrarle. Il nome di Visconti appare come la punteggiatura della riflessione sulla dismisura tra il mondo personale di Guerrieri e senso del lavoro nel teatro.
Nell’ edizione delle pagine dedicate a Visconti non è possibile dunque ignorare i nodi biografici di Guerrieri relativi al periodo della loro collaborazione.
Quando Guerrieri, nel 1986, decise di togliersi la vita, trascorsero tre giorni prima che si spegnesse ogni dubbio.
Un anno dopo, l’allestimento di un programma radiofonico dedicato alla rievocazione della sua figura fu scandito da due drammatici avvenimenti ravvicinati: il suicidio di Primo Levi e la scomparsa di Federico Caffè. La suggestione era inevitabile. Per quanto nota ad amici e conoscenti, nessuno era in grado di conoscere l’ombra che divideva la complessa vita intellettuale di Gerardo Guerrieri dal complicato e sofferto mondo interiore.(…)
(…) L’altro versante della decisione ultima di Guerrieri è segnato dalla stringente casualità di una data. Quando il 21 aprile del 1986 Guerrieri uscì di casa per l’ultima volta aveva sessantasei anni. Alla stessa età, in quel giorno, era morta Eleonora Duse.”
Il teatro di Visconti. Scritti di Gerardo Guerrieri
a cura di Stefano Geraci, Officina Edizioni, 2006
Libro disponibile presso IBS Italia
GREMESE EDITORE
EURO 30,00
QUANTO PIU' SPLENDIDA LA LUNA, TANTO PIU' OSCURO E' IL SUO LATO NASCOSTO: DOVE LA SMAGLIANTE ESTERIORITA' DELLE GRIFFE, FRA TACCHI ALTI E RISPETTABILI DIRIGENTI IN BLU, D'IMPROVVISO E' LACERATA DA UN DELITTO. L'AMBIENTE IMPRENDITORIALE, NELLA SUA LEVIGATA MODERNITA' DI SUPERFICIE, SI SCOMPONE ALLORA BRUSCAMENTE, PER SVELARE UN TORBIDO UNIVERSO DI INTRIGHI E MESCHINITA': L'ARRIVISMO, L'IPOCRISIA, I RICATTI. E LA MORTE...
IL RACCONTO, CINICO E APPASSIONANTE, SI AVVENTURA IN PROFONDITA' NEGLI IGNOTI LABIRINTI DELL'AZIENDA E DELLA PSICHE, IN UN NOIR RAFFINATO, TRA OMBRE DI EROTISMO, SPUNTI IRONICI E MISTERRI DEL POSSIBILE. QUANDO LA STESSA NORMALITA' SI FA INQUIETANTE, PERCHE' TUTTO PUO' ESSERE.
EURO 10,00
GIANLUCA CAFFARENA, AUTORE E ARTISTA
PRESTO SARA' POSSIBILE VEDERE UNA NUOVA ESPOSIZIONE DELLE SUE PARTICOLARISSIME OPERE
LA DATA VERRA' COMUNICATA TRAMITE FACEBOOK E IL SITO DI SOULCORNER
NELL'OCCASIONE SARA' POSSIBILE ACQUISTARE IL LIBRO "TUTTO PUO' ESSERE"
Dove sta andando quella signora? Esce o entra? Parte o ritorna? Nella penombra si complica l'itinerario. Peripezia, intrico o rischiosa pista, non è dato sapere dove cominci e finisca un tragitto forse soltanto mentale.
Gian Luca Caffarena, ...artista autodidatta, dopo alterne vicende personali e una lunga ricerca stilistica, affina da tempo un suo personale linguaggio pittorico. Le opere di Caffarena sono caratterizzate da un preciso impianto compositivo e da un severo uso del colore: dove prevalgono toni scuri che si accendono a tratti di bruschi bagliori. Prende così avvio un racconto vero e proprio, "ambiguo" ma rigoroso, il cui svolgimento è aperto alla rielaborazione fantastica dell'osservatore.
Ricorre una figura femminile, che si intravede da una porta socchiusa o dal finestrino di un'auto. Attraversa silenziosa loggiati e scalinate antiche. Fuma da sola, nel silenzio di un intercity. Ma dove sta andando quella signora? Eccola ora affacciarsi a una finestra illuminata, forse attratta da qualche richiamo esterno: è l'alba, è il tramonto? Procede la sequenza fino all'allegorica apoteosi finale. Tripudio della fremmina ed estasi di maschi genuflessi e folgorati: un trittico nella più classica iconografia liturgica, più sacro che dissacrante.
Misteri del possibile. Che coinvolgono l'osservatore, costringendolo a ricomporsi interiormente di continuo in un labirinto senza fine di idee, emozioni e interrogativi.
RONDI VISTO DA VICINO
EDITO DA: EDIZIONI SABINAE
EDIZIONE DEL 2008
IL MAESTRO E IL SUO MESTIERE
EURO 19,00
Giorgio Strehler fu un personaggio in grado di dare un’impronta nitida al mondo culturale del ventesimo secolo: il suo genio teatrale è stato riconosciuto in tutto il mondo, e basti pensare all’Arlecchino servitore di due padroni, rappresentato in ogni continente.
L’uomo Strehler è forse meno conosciuto: simbolo di una certa “sinistra”, fu duramente osteggiato da molti per la sua appartenenza politica.
L’autore del libro è stato il suo medico negli ultimi anni della vita dell’artista e ripercorre i lunghi incontri nei quali, oltre a svolgere l’incarico di curante, discuteva con Strehler di Milano, del teatro, di Dio, scoprendo un’insospettata fede religiosa in un uomo definito dall’autore “uno dei geni del secolo scorso”.
Nel libro, breve e di piacevole lettura, corredato da foto inedite di Strehler e del mondo teatrale e impreziosito da una prefazione di Luca Ronconi, attuale direttore artistico del Piccolo Teatro della Città di Milano, e di Pamela Villoresi, una delle attrici preferite da Strehler, si trova uno squarcio della vita teatrale (le prove, le rappresentazioni, le tournée) ma anche della Milano negli anni ’90.
“Il Maestro e il suo Dottore” percorre con molta delicatezza la vita quotidiana, in un rispetto attento del suo “privato”, ma con una profonda scoperta della sua personalità.
Se ne ricava un testo di lettura facile e veloce, che incuriosisce chi ama il teatro, ma anche chi è interessato a conoscere certi retroscena della vita politica dell’epoca, e si conclude con l’intestazione a Strehler del “nuovo” teatro, realizzata proprio su richiesta di Maurizio Bruni, subito dopo la morte dell’artista, che avvenne dieci anni fa, la notte di Natale del 1997.
Parte dei proventi di questo libro sarà devoluta all’associazione IAD Bambini Ancora, che dal 1997 è impegnata in prima linea nella tutela dei minori e nella lotta alla pedofilia
Gianduja
Alfonso Cipolla e Ciovanni Moretti
euro 15,00
La tradizione vuole che la maschera di Gianduja sia stata inventata nel 1808 dai due più grandi burattinai del loro tempo: Giovanni Battista Sales e Gioacchino Bellone.
Nei suoi due secoli di vita la maschera ha percorso una parabola ben definita che l'ha portata ad intrecciare la sua storia con quella del Piemonte e dell'Italia. L'apice lo raggiunge nel Risorgimento, diventando uno dei simboli popolari dell'Unità; e non c'è evento che non sia attraversato da Gianduja
Silvana Marchisio Mola di Nomaglio
La ricerca di Silvana Marchisio, sostenuta dal rigoroso impianto teorico e concettuale di Gian Renzo Morteo, ci guida attraverso i primi dieci anni della compagnia catalana Els Comediants, ormai riconosciuta internazionalmente e da sempre dedita all’uso di grandi pupazzi in chiassose e colorate parate carnevalesche. Il periodo qui osservato va dal 1971 al 1981: dalla scoperta quasi casuale che la compagnia fa della strada, della piazza, del carnevale come spinta alla vitalità tra le brume dell’agonizzante regime franchista; fino al riconoscimento europeo, quando agli Els Comediants viene affidato l’incarico di rivitalizzare il Carnevale di Venezia. La storia della compagnia è specchio di un’epoca della vita teatrale e sociale spagnola, in cui la festa era di per sé un atto politico; così come lo studio qui presentato riflette un’epoca, italiana, di sviluppo degli studi sul teatro popolare in tutte le sue accezioni: tradizionali e contemporanee. Analizzando il significato rituale delle marionette e dei grandi pupazzi in Africa, e l’uso metateatrale e intellettuale che degli stessi “oggetti animabili” viene fatto presso alcune compagnie francesi degli anni Settanta, Silvana Marchisio arriva a intuire nell’allegra sarabanda degli Els Comediants (col loro miscuglio di carnevale, parate, musica, danza, e contatto umano con gli spettatori) una tappa nella riflessione del teatro di figura del Novecento che non esclude, ma rianima le origini magico-rituali della Festa con Fantocci.
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euro 14,50
edito da "liguori Editore"
Questo libro propone un'ulteriore lettura di "Carosello napoletano" che dalla Palma d'oro al Festival di Cannes del 1954 scivola nelle silenziate pagine della cinematografia italiana: un film che, grazie al recente restauro, ci offre lo scenario di una creatività che anima l'immediato dopoguerra italiano. L'autrice focalizza il suo sguardo su Ettore Giannini e Léonide Massine, sul rapporto danza e cinema all'alba del musical in un'analisi che, partendo dal valore assoluto del corpo, dal suo movimento nello spazio, arriva alla metamorfosi in immagine riflessa sullo schermo grazie al cinema, per completarsi con lo studio della genesi e della ricostruzione del film, attraverso immagini e documenti in gran parte inediti
IL TEATRO D'OPERA ITALIANO
EURO 19,50
SCUSI MA LEI E' QUALCUNO?
Home Argomenti Teatro e critica teatrale Scusi ma lei è qualcuno?
D'Orazi Maria Pia
Argomento: Teatro e critica teatrale
Scusi ma lei è qualcuno? ricostruisce un’esperienza di teatro spontaneo condotta dal professor Ferruccio Di Cori, psichiatra esperto di psicodramma, con gli studenti del Centro Teatro Ateneo dell’Università di Roma “La Sapienza” dal 1993 ad oggi. Il punto di partenza è un laboratorio occasionale sulle tecniche dello psicodramma, che dimostra subito una tale autonomia di soluzioni metodologiche e concettuali da diventare un regolare insegnamento annuale. In questo passaggio, un procedimento d’indagine psicologica si trasforma in ipotesi di teatro stimolando una riflessione sulla dinamica del cambiamento, laddove le tecniche dell’attore tendono a confondersi con la disciplina personale e gli strumenti terapeutici finiscono per coincidere con l’utopia di un teatro vivo e necessario. Nello stesso tempo, poiché riflette un perimetro protetto che spinge i partecipanti alla libera espressione del proprio vissuto, questo percorso diventa specchio involontario degli umori di una società e della sua generazione di adolescenti, acquistando un valore documentario al di là della ristretta cerchia degli addetti ai lavori.
Per cominciare, c’è lo stesso Di Cori, l’ottantenne eccentrico e originale che ha reso possibile l’esperimento, la sua biografia e una serie di conversazioni realizzate dall’autrice con l’idea che lui stesso potesse spiegare i principi del metodo. Quindi la descrizione della sua precedente attività teatrale con gli psicotici, lezioni tipo dedotte dalle registrazioni video, gli esperimenti drammatici prodotti dagli studenti e i modelli loro forniti come esempio. Un insieme di materiali eterogenei, scelti per rendere il senso di un’attività che si è precisata nel corso stesso del suo svolgimento. Per dire, infine, che si può esistere senza rinunciare alla propria personale verità, nonostante il ruolo, nonostante il bisogno di una maschera che ci renda socialmente riconoscibili, evocando l’immagine di un attore creativo capace di trasformare la finzione in una realtà possibile.
Giulio Cerase, Coriandolo e il teatro della Repubblica.
euro 16,00
Il "Giulio Cesare" e il "Coriolano" di Shakespeare rappresentano due pietre miliari della riflessione occidentale sulla politica, poiché affrontano temi di grande attualità quali la leadership, e l'etica della responsabilità. Il libro rilegge le due grandi tragedie shakespeariane proprio alla luce delle attuali istanze poste dalla politica moderna.
dialochi su musica e teatro
euro 18,00
Direttore d'orchestra e regista dialogano sul tema controverso dell'"interpretazione" a partire dal Tristano e Jsotta, opera capitale di Richard Wagner e del teatro d'opera moderno. Un'occasione unica per spiare il lavoro che cuce insieme parola e musica, recitazione e canto. I lettori - e non solo i melomani di stretta osservanza - sono chiamati a partecipare a un rito eccezionale, che è per l'appunto quello della costruzione del suono e dello spettacolo di un capolavoro chiave nello sviluppo storico della musica moderna: Wagner e il suo Tristano (così profondamente ambiguo e ricco di futuro) offrono il destro per una appassionante meditazione sulla "realizzazione" di un'opera. Un'occasione unica per svegliare l'intelligenza dell'ascolto e della lettura dell'azione teatrale. Mai si è misurata tanta passione nel condividere le ragioni della creazione di uno spettacolo. Uno spettacolo che rimanda ad altri spettacoli e definisce una forma di "fare" teatro d'opera che ha lasciato una traccia profonda nella cultura contemporanea.
L'altra visione dell'altro
euro 17,50
Se l'antropologia e' una strana scienza, il teatro e' una strana arte. La prima si occupa di differenze sociali e culturali, la seconda produce differenze dalla societa' e dalla cultura. La geografia del teatro ci costringe a strani percorsi che raggiungono il rito, il gioco, la festa, la piazza e da qui, campi privilegiati dell'antropologia, quest'ultima ci porta verso le rappresentazioni dell'individuo e le sue messe in scena.
L'autore ha sempre alternato poesia e teatro, e ora ritorna con un dramma in prosa: un'opera tesa, con l'andamento di un thriller, un avventuroso giallo barocco, dove in un'Italia centro-meridionale del Seicento un uomo fugge inseguito da oscuri sicari. Il fuggiasco è il celebre pittore Caravaggio.
SISTEMI TEATRALI NEL SEICENTO
EURO 20,00
Questo libro raccoglie studi e ricerche sul teatro italiano del Seicento. Riannoda le trame di quei dialoghi di relazione, di attrito, di concorrenza e di scambio che caratterizzano gli incerti confini di un teatro in cui le forme e le realtà organizzative della tradizione convivono con le “mutate sostanze” delle imprese professionistiche.
Nelle diverse costellazioni di un teatro condiviso da dilettanti e professionisti, i profili di trasformazione e le tradizioni del nuovo affiorano alla luce della documentazione di azioni di insediamento e di conquista di spazi che sono stati ridotti al silenzio, dalla valorizzazione di zone franche in cui attività saltuarie e occasionali si trasformano nelle presenze durature e efficaci dei nuovi teatri cittadini. L’analisi di articolate strategie drammaturgiche e di modalità operative contribuisce a definire i mutamenti che si verificano nel campo dell'organizzazione e della fruizione degli spettacoli.
Roberto Ciancarelli insegna Storia del Teatro e dello Spettacolo alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”. Si è occupato di teatro tra Rinascimento e Barocco e ha pubblicato II progetto di una festa barocca. Alle origini del teatro Farnese di Parma (1987) e l’edizione del Solimano (1992). Tra i volumi che ha curato, le antologie dedicate a Il teatro e le leggi dell’organicità (2005, in collaborazione con Stefano Ruggeri) e Il Ritmo come principio scenico (2006).
LEGISLAZIONE DELLO SPETTACOLO
EURO 25,00
Il diritto dello spettacolo è costituito da un insieme di norme giuridiche dalla difficile lettura, che spesso si sono succedute nel tempo a distanza di anni: norme risalenti a parecchi decenni or sono (addirittura promulgate in pieno regime fascista) devono, dunque, convivere con altre frutto del recepimento in Italia di direttive comunitarie. Gli operatori del settore riescono con difficoltà a districarsi in tale panorama giuridico; analoga difficoltà la incontrano tutti coloro che si avvicinano, per la prima volta, a questa materia. Il presente studio intende essere di ausilio a tutti coloro che desiderano avere idee più chiare.
Prezzo 20.00 euro
La Cinematerapia si sviluppa come percorso di autoconoscenza, di consapevolezza e di trasformazione interiore. Essa è principalmente una efficace metodologia di crescita personale, di risveglio interiore, con cui ci si prende cura del proprio animo. Essa è una sorta di finestra aperta non solo sull’inconscio, ma soprattutto su uno spazio-tempo operativo dove poter intervenire a livello di fondamentali valori esistenziali: Amore, Verità, Libertà e Bellezza.
prezzo 35.00 euro
Questo libro è contemporaneamente un credo ed una provocazione. Un credo nell'artista in quanto essere unico. Un credo nella musica come valore estetico, morale e religioso. Una provocazione nei confronti dei giovani che, davanti all'odierna letargia, sembrano sommersi dal problema dell'arte, quello odierno e quello eterno, coltivando una speranza certa nella loro reazione per un avvenire che credo brillante.
Un esame implicabile dei problemi quotidiani e di sempre:l'ego, il concerto,i concorsi internazionali,la carriera,le mafie,il mercato,la memoria, la paura, la tendinite, il declino dell'artista e il suo rifiuto di ritirarsi.
ogni periodo è paragonato ad una grande opera per pianoforte.
IL FILM DELLE EMOZIONI
Le emozioni influenzano i pensieri, i comportamenti e le relazioni interpersonali: se non vengono gestite bene, possono diventare causa di vere e proprie patologie; se riconosciute e modificate mediante opportune tecniche, possono migliorare la qualità della nostra vita privata e professionale. Ma cosa sono le emozioni?
Emozioni. Mai termine fu tanto usato e consumato ai nostri giorni. Ormai è quasi una parola di plastica, vuota, inconsistente. Sarà per questo che si attaglia così bene alla televisione, che l’ha innalzataa a simbolo supremo del proprio mondo?
Gabriele, l’io narrante, è un ricercatore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR che sta scrivendo un articolo scientifico sull’evoluzione del cervello. Poi però inizia a scrivere, di sé, delle sue emozioni, di ciò che prova e gli succede ogni giorno, in un diario sconfinante in un vortice di parole che tentano di vivere attraverso forme disparate, sempre più freneticamente, ansiosamente. Forse potrebbe nascerne un libro, oppure un film? Chi può dirlo? Forse nemmeno l’autore stesso. Ed è la cosa più importante.
Calabretta costruisce Il film delle emozioni né come un romanzo né come un racconto, ma come il tentativo di confessare sulla pagina scritta la propria aspirazione a scrivere, a divulgare una personalissima tesi sulle emozioni, alternando sapienza e terminologia scientifica ad una colloquialità divertita e ammiccante. Può bastare una sola forma per farsi capire? Potrà essere sufficiente? Meglio provarle tutte, in una continua altalena di brani diaristici, dichiarati errori di scrittura e battitura, e-mail fedelmente trascritte e addirittura visualizzate, pezzi di articoli scientifici, pagine di sceneggiatura, stralci di soggetto. Tutto ciò è Raffaele Calabretta, alias Gabriele in divenire, smontato e rimontato da sé medesimo, come un patchtwork esibito, quasi scritto col lettore stesso, tanta è la complicità che l’autore ricerca, un po’ come quegli amici inseparabili che ti stanno perennemente alle calcagna.
L’idea di base del libro che vorrei scrivere, enunciata nell’introduzione, è quella di scrivere della lotta che c’è dentro la mia testa tra i sentimenti positivi e quelli negativi. Mentre sto scrivendo mi viene il dubbio che non si tratta proprio di questo, c’è dell’altro; se non ricordo male si tratta anche di descrivere il processo di scrittura di un libro… no, questo non mi pare corrispondente al vero. Dovrei fermarmi, smettere di scrivere e riflettere, ma ho deciso all’inizio di questa avventura di scrivere di getto, senza fermarmi. Mentre scrivo, penso che quello di cui parlerò in questo libro si vedrà alla fine del libro, e poi sarà il lettore a decidere, a selezionare le cose che riterrà più interessanti. Certo, l’idea dello scrittore, ma più in generale dell’artista in crisi che mostra la sua opera mentre la scrive, con tutto il suo portato di indecisioni, ansie, propositi e dilemmi, non è nuova (e il riferimento nel libro a Fellini Otto e mezzo o a Harry a pezzi lo testimoniano ampiamente), ma ciò che conta è la spontaneità con cui Calabretta dipana il suo lavoro (un divertissement autobiografico) e, soprattutto, il coraggio con cui parla delle emozioni senza mai porsi su un piano di professionale alterigia scientifica.
Se c’è un difetto nel libro è l’eccessiva lunghezza: 202 pagine per una storia pur particolare, però priva di intreccio narrativo, sembrano troppe e il rischio che l’attenzione cali è abbastanza alto.